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Vaccino influenzale: istruzioni per l'uso
di Annarosa Pacini

Ministero della Salute, dossier influenza Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero della Salute che autorizza l'immissione in commercio del vaccino influenzale per la stagione 2003-2004. Il vaccino è consigliato alle categorie a rischio: persone anziane, bambini ed adulti affetti da patologie croniche predisponenti. Ma esistono anche le controindicazioni: il vaccino antinfluenzale non dovrebbe essere somministrato a persone con ipersensibilità alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino. La vaccinazione antinfluenzale deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto. Da valutare quindi, con attenzione, e l'ausilio di un medico, i pro e i contro, in ogni situazione particolare. Sul sito del Ministero troverete molte informazioni utili, ed una sezione dedicata alle risposte per le domande più comuni.
Come lo scorso anno, il vaccino è composto, secondo le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, da antigeni dei seguenti ceppi di virus influenzale: ceppo A/Nuova Caledonia/20/99 (H1N1), ceppo A/Mosca/10/99 (H3N2), ceppo B/Hong Kong/330/2001. Questi sono i virus la cui circolazione è attesa durante la prossima stagione sulla base dei dati epidemiologici e sierologici accertati dalla rete per la sorveglianza e il controllo dell'influenza che si estende in 82 Paesi del modo, Italia compresa.
Le raccomandazioni per l'autunno
Il Ministro della Salute ha emanato la circolare "Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2003-2004" del 22 luglio 2003, con l'obiettivo di avviare in modo tempestivo le procedure per la profilassi antinfluenzale della prossima stagione invernale, in particolare quelle relative alle scorte di vaccino e al monitoraggio delle vaccinazioni effettuate anche al di fuori delle strutture pubbliche, in collaborazione con medici e farmacisti.
Ancora oggi l'influenza rappresenta nei paesi sviluppati un'importante causa di morte per patologia infettiva, insieme con AIDS e tubercolosi. La morbosità per influenza è più alta nei bambini, tuttavia le forme complicate e la mortalità per influenza sono soprattutto a carico delle persone anziane e di particolari gruppi a rischio.
Nel corso di epidemie estese il tasso d'attacco dell'infezione può variare dal 5% al 30%, con conseguenti importanti ripercussioni negative sull'attività lavorativa e sulla funzionalità dei servizi di pubblica utilità, in primo luogo di quelli sanitari. La possibilità di prevenire l'influenza mediante vaccini sicuri ed efficaci (la protezione conferita dalla vaccinazione antinfluenzale nei confronti della malattia è stimata, negli adulti sani, intorno al 70-90%) ed i favorevoli rapporto rischio-beneficio e costo-beneficio dell'intervento, fanno sì che la prevenzione dell'influenza sia sempre stata oggetto di particolare interesse nella programmazione sanitaria. La copertura vaccinale nel nostro Paese è ancora insufficiente. L'obiettivo del 75% della popolazione ultrassesantacinquenne vaccinata, categoria di persone maggiormente a rischio per l'insorgenza di complicanze, è ancora lontano. Nella stagione 2001-2002 si è raggiunto il 54,7 per cento in questa fascia di età.
Chi dovrebbe fare il vaccino
La vaccinazione rimane il mezzo migliore, in termini di costo-efficacia e costo-beneficio, per prevenire l'influenza. Anche senza considerare le ricadute di questa malattia in termini di morbilità e spesa sanitaria, all'influenza sono associate serie complicazioni, per possibili superinfezioni batteriche o patologie concomitanti; essa inoltre è responsabile di un eccesso di mortalità nelle categorie di soggetti maggiormente a rischio in ragione dell'età avanzata o della preesistenza di condizioni morbose predisponenti. Il ricorso all'ospedalizzazione per il trattamento di forme influenzali, anche non complicate, in persone anziane, comporta serie ripercussioni sulla recettività dei reparti di medicina, con possibili disfunzioni operative nelle procedure di accettazione dei pazienti. La vaccinazione antinfluenzale, in particolar modo nelle persone anziane, ma anche nelle persone di tutte le età che desiderano prevenire la malattia e contribuire all'interruzione della catena epidemiologica dell'infezione, determina sostanziali riduzioni della morbosità, delle complicazioni e, conseguentemente del tasso di ospedalizzazione per influenza.
Nella stagione 2003-04 la vaccinazione antinfluenzale assume ulteriore rilievo a causa delle somiglianze cliniche, almeno negli stadi iniziali, tra influenza e SARS; per tale motivo, pur mantenendo inalterate le indicazioni relative alle categorie destinatarie dell'offerta, è opportuno che la vaccinazione venga promossa il più possibile anche in considerazione di possibili scenari epidemiologici che potrebbero delinearsi se la SARS, invece di continuare la netta tendenza alla diminuzione osservata nel periodo maggio-giugno, dovesse andare incontro ad ulteriore diffusione. In accordo con gli obiettivi specifici indicati dalla pianificazione sanitaria nazionale e con il perseguimento di obiettivi di riduzione della morbosità per influenza e delle sue complicanze, le categorie di soggetti cui i servizi territoriali di prevenzione dovranno offrire la vaccinazione antinfluenzale sono le seguenti:
- soggetti al di età pari o superiore a 65 anni;
- soggetti in età infantile ed adulta affetti da:
malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (inclusa la malattia asmatica), circolatorio, uropoietico; malattie degli organi emopoietici; diabete ed altre malattie dismetaboliche; sindromi da malassorbimento intestinale; fibrosi cistica; malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, inclusa l'infezione da HIV; patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici;
- soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo;
- personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio;
- bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico e a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
In considerazione della possibilità, remota ma non trascurabile, di coinfezione da virus influenzali umani ed aviari in persone esposte per motivi occupazionali, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata per il personale operante a vario titolo in allevamenti animali in cui sia stata riscontrata la presenza di infezione da virus influenzali appartenenti a qualsiasi sottotipo antigenico.
Controindicazioni e precauzioni
Il vaccino antinfluenzale non dovrebbe essere somministrato a persone con ipersensibilità alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino, a meno di una attenta valutazione dei benefici in confronto ai possibili rischi e tenendo conto della possibilità di ricorrere, in caso di effettiva necessità, alla chemioprofilassi con agenti antivirali (amantadina).
La vaccinazione antinfluenzale deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto. Affezioni minori delle prime vie aeree non controindicano in modo assoluto la somministrazione del vaccino. Va tuttavia rilevato che la somministrazione del vaccino a persone con sintomi riferibili a malattie infettive potrebbe comportare problemi di interpretazione del nesso di causalità con la vaccinazione, nell'eventualità di un evento avverso.
Persone con alterazioni dell'immunocompetenza per effetto di trattamenti immunosoppressori possono rispondere in maniera non ottimale alla vaccinazione antinfluenzale; pertanto sarebbe opportuno, quando possibile, differire la vaccinazione finché non sia trascorso almeno un mese dall'interruzione del trattamento. E' comunque opportuna una attenta valutazione del rischio di contrarre un'infezione influenzale, che in tali persone potrebbe avere un decorso più serio e complicato che in altri, rispetto al rischio di una risposta sub-ottimale.
Il trattamento con cortisonici per uso locale o per uso sistemico a basso dosaggio non costituisce un motivo per differire la vaccinazione antinfluenzale. La condizione di sieropositività per HIV non costituisce di per sé una controindicazione alla somministrazione della vaccinazione antinfluenzale. Nei soggetti HIV positivi con bassi valori di linfociti T CD4+, la somministrazione del vaccino potrebbe non evocare una risposta anticorpale a titoli considerati protettivi. Una seconda dose di vaccino in questi soggetti non migliora la risposta anticorpale in modo sostanziale. Non sono stati dimostrati incrementi sostanziali della replicazione virale, deterioramento della conta dei linfociti T CD4+ e progressione verso l'AIDS in persone HIV positive sottoposte a vaccinazione.
Nei soggetti con malattie autoimmuni il vaccino antinfluenzale va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio.
Manifestazioni di ipersensibilità immediata, o reazioni di tipo neurologico in seguito ad una somministrazione di vaccino rappresentano controindicazione assoluta a successive dosi dello stesso vaccino; non costituisce invece controindicazione il dato anamnestico di precedenti effetti indesiderati in sede locale.
Lo stato di gravidanza non solo non costituisce controindicazione alla somministrazione del vaccino antinfluenzale, ma sarebbe da considerare una indicazione alla vaccinazione. Diversi studi hanno infatti messo in evidenza il maggior rischio di serie complicazioni in seguito all'influenza, anche in assenza di condizioni mediche predisponenti, per le donne nel terzo trimestre di gravidanza o nelle prime fasi del puerperio. I vaccini antinfluenzali sono a base di virus uccisi o di subunità e non comportano quindi, in nessuna fase della gravidanza, i rischi connessi all'impiego di vaccini a base di virus viventi attenuati. In assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa può essere differita, per maggior sicurezza, all'inizio del terzo trimestre di gravidanza, dopo attenta valutazione del rapporto rischio beneficio da parte del medico. La vaccinazione antinfluenzale non è controindicata nelle donne che allattano; l'allattamento non interferisce sfavorevolmente sulla risposta immunitaria.
(Fonte: Ministero della Salute)
Per saperne di più: Ministero della Salute

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