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Perché non uccidere i genitori
di Annarosa Pacini


Immagine Il titolo non vi sembri blasfemo. C'è addirittura chi, sull'argomento, ha pensato di scrivere un libro, in tempi non sospetti. Si moltiplicano, ormai, i casi di cronaca in cui i genitori, soprattutto madri, vengono trucidati dai figli. Dalla carne della loro carne. Ma non dovrebbe trattarsi di un legame unico ed indissolubile, capace di superare ogni difficoltà? Non è il DNA a scrivere "figli", e "genitori", nella dotazione genetica di ognuno? I fatti ci dimostrano che non è così semplice, e scontato. "Essere" figli, e genitori, è uno status anche mentale e psicologico, oltre che anagrafico e sociale. Che, a volte, non tiene. Un collante che viene a mancare, ed i rapporti familiari si sgretolano. Madri uccise a coltellate, con gli occhi strappati, soffocate nel sonno, padri assassinati. Ma anche ai figli non va meglio: venduti, barattati per poche migliaia di lire, costretti a prostituirsi, usati come oggetto sessuale. Certo, di casi eclatanti di omicidio, almeno alla cronaca, ne risultano meno. Ma l'assassinio dell'anima e della dignità umana è altrettanto grave.

Che effetto fa, in un genitore, ascoltare certe notizie? E in un figlio? Che cosa pensano, cosa si chiedono, cosa si rispondono? Quale motivo spinge decine di ragazzi a scrivere ad Erika ed Omar: "Bravi, beati voi che avete avuto il coraggio di farlo?". Quale odio profondo? Domande terribili, alle quali non è certo facile dare una risposta. Però, da qualche parte bisogna pur cominciare. Si nasce figli, quindi, e genitori si diventa. Quell'odio terribile, è racchiuso nelle viscere fin dal concepimento? Oppure, nasce poi? E se nasce poi, cosa c'era prima, amore? E perché è scomparso? Già, siamo bravi a fare domande. Vediamo se sappiamo cavarcela altrettanto bene con le risposte.
Che effetto fa, in un genitore, ascoltare certe notizie?
Un effetto strano, che varia, da genitore a genitore, da persona a persona, da famiglia a famiglia. Ci sono quelli che ascoltano certe notizie come un film, una realtà lontana, talmente lontana dalla loro che non potrà mai toccarli. In altri, s'insinua il tarlo del dubbio, e cominciano a guardare i propri figli con occhi diversi. A chiedersi se ci sono dei segnali, se si può capire che sta per accadere l'inimmaginabile. Altri, ne parlano tranquillamente, quasi come se fosse normale. "Tanto, lo so che se potesse mia figlia mi ammazzerebbe. Chissà che un giorno non lo faccia. Non le va mai bene niente. Magari, una mattina si alza, e via". Frasi di questo tipo si sentono spesso. Ho chiesto ad una madre se si rendeva conto di cosa stava dicendo. Una frase così, non dovrebbe essere detta tanto per dire. Se lo si dice per esorcizzare la paura, sarebbe meglio cercare contatti diversi. Ad esempio, chiedere ai propri figli cosa ne pensino, se una simile idea sarebbe per loro appena concepibile. Cosa provano, di fronte a certi fatti. E, prima ancora, cercare di capire perché "non va mai bene niente". Se lo si dice perché davvero, in cuor proprio, lo si teme, è ancora più terribile. Agghiacciante. C'è qualcosa di contorto anche solo nel pensarlo. Il rapporto tra genitore e figlio dovrebbe essere di assoluta fiducia. Un simile dubbio non dovrebbe nemmeno esistere. Se lo avete, fatevi un esame di coscienza, e cominciate a parlare. Dubbi, paure, rancori, una volta manifestati perdono il loro potere, scompaiono, ed ogni cosa appare sotto una luce diversa.
E in un figlio?
Vale la stessa cosa detta per i genitori. Se una cosa simile vi sembra possibile, e giustificata, vuol dire che c'è qualcosa da sistemare. Qualche tassello da rimettere a posto. Invece di scrivere ad Erika ed Omar, sarebbe il caso di scrivere ai propri genitori. "Cara mamma, certo è sconvolgente quel fatto accaduto a Novi Ligure. Ma è ancora più sconvolgente che pensi che forse avevano un motivo, che hanno fatto bene. Che quasi, a volte, mi sembrerebbe di avere lo stesso desiderio. Eppure, io ti amo. Tu mi hai dato la vita. Tu mi ami. Sono sangue del tuo sangue. Allora, dove sbagliamo, cosa abbiamo fatto che, a un certo punto, ci ha rese così distanti? Perché non ci conosciamo? Parliamone, aiutiamoci a capire".
Quale odio profondo?
Le teorie sulla cause scatenanti sono le più disparate. Ne abbiamo sentite davvero molte. La più originale è quella di un signore di 35 anni, che vede in questi eventi la manifestazione dell'Anticristo. Memore di non si sa bene quale profezia, ritiene che i figli che uccidono i genitori siano il segno del Male che sta agendo. Ed anche l'inquinamento. La violenza. La corruzione. Ogni uomo è vittima del male. C'è da rimanerci attoniti. E il libero arbitrio, e l'evoluzione della specie, dove li mettiamo?
Yin e Yang, bianco e nero, positivo e negativo. Ma tra i due poli opposti c'è un'infinita varietà di sfumature. Bisognerebbe imparare a vedere anche quelle. Poi, vi sono le motivazioni pratico-psicologiche. La colpa è dei figli, nascono così, malati, e se non te ne accorgi, peggio per te. La colpa è dei figli, privi di valori morali, imbambolati dalla tv e dal mito del denaro facile. La colpa è dei genitori, incapaci di trasmettere valori. La colpa è dei genitori, che nemmeno sanno capire cosa passa per la testa ai loro figli. La colpa è della società, e poi via via, dello Stato, delle Istituzioni, della Scuola, della Chiesa.
Se, però, invece che ai fatti, guardiamo alle persone, forse l'ottica cambia. Noi, in realtà, non possiamo sapere quali fossero i rapporti tra madre e figlia. Cosa si dicessero, cosa provassero l'una per l'altra. Quali fossero i gesti quotidiani. Perché Erika, e la madre, non erano quelle che la gente vedeva, fuori. O, almeno, non solo quelle. Ho visto molte foto, sui giornali. In alcune, la madre di Erika era piuttosto bella, ben curata, ben pettinata, meglio della figlia, eppure carina anch'essa.
Vi sono madri incapaci di essere madri, sterili affettivamente, che non sanno guardare oltre l'apparenza. Che, giorno dopo giorno, feriscono e distruggono. E figli che subiscono, o scappano, o reagiscono. Vie di fuga distruttive, la droga, il suicidio. Reazioni altrettanto distruttive. Certo, non c'è giustificazione per Erika. Mai. Ma, credetemi, ci sono dei motivi. È su questi che dobbiamo lavorare.
"Essere" figli, e genitori, è uno status anche mentale e psicologico, oltre che anagrafico e sociale.
Innanzitutto, per essere genitori, occorre essere altruisti. Capaci di generosità estrema, di mettere da parte il proprio modo di essere, e pensare, per abbracciare e comprendere quello di un altro. Che, prima di essere figlio, è persona. Essere umano con una sua identità, un suo modo di essere, di esistere, di pensare. Innanzitutto, per essere figli, occorre essere generosi. Capaci di andare al di là delle proprie esigenze, di vedere i genitori come individui, con le stesse stanchezze, dubbi, timori, desideri. Non infallibili. Prenderli così, come sono, per quello che possono dare.
Vi sono esempi in cui l'amore tra genitori e figli adottivi supera di gran lunga quello tra genitori e figli naturali. La conferma più evidente che bravi figli, e bravi genitori, si può diventarlo.
Ma anche ai figli non va meglio: venduti, barattati per poche migliaia di lire, costretti a prostituirsi, usati come oggetto sessuale.
Non dimentichiamocene. Non dimentichiamoci dei neonati gettati nei cassonetti, di quelli uccisi a suon di botte, dei duecentocinquanta bambini della nave fantasma, dei bambini stuprati da amici e parenti, sotto gli occhi compiacenti dei genitori.
Guardiamoci intorno. Tutti avranno avuto, davanti agli occhi, nella loro vita, almeno un esempio di "cattivi" figli, e "cattivi" genitori. Ma chi ha avuto la voglia, ed il coraggio, di andare oltre? Pochi, ben pochi.
Mettersi in discussione
Bianco e nero, positivo e negativo, buono e cattivo. Non si nasce criminali, come non si nasce santi. In ogni istante della nostra vita, si può scegliere. Impariamo a guardare oltre i fatti di cronaca, non aspettiamo che la coscienza assopita si risvegli soltanto di fronte ai drammi senza via d'uscita. Ognuno di noi, figlio o genitore, cominci da oggi, da questo momento, a mettersi in discussione. Disposto al dialogo, al confronto, al cambiamento. Capace di ascoltare. Perché ci sono infinite strade, prima di quelle senza ritorno.
Perché non uccidere i genitori? Per lo stesso motivo per cui non si deve vendere un bambino, abbandonare un anziano, stuprare una donna, distruggere il pianeta in cui si vive. Perché il genitore, il bambino, l'anziano, la donna, la terra, siamo noi. Impariamo a volerci bene.

DA DOVE COMINCIARE
Letture utili per migliorare i rapporti interpersonali e conoscere meglio se stessi e gli altri.

- Laurene Genain - Martine Lerond "Analisi transazionale e comunicazione", De Vecchi Editore
- Theodore Lidz "La persona umana", Editrice Astrolabio
- Jung "Tipi psicologici", Grandi Economici Tascabili Newton
- Piaget "Lo sviluppo mentale del bambino", Piccola Biblioteca Einaudi


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