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MOBBING: quando i colleghi ce l'hanno con te


Immagine "Mobbing": termine sino a ieri sconosciuto, oggi oggetto di studi e ricerche. Un fenomeno che può colpire tutti. È sufficiente che sul posto di lavoro si crei un'antipatia, o una rivalità. Sono più di un milione e mezzo, secondo recenti stime, le persone che sul posto di lavoro vengono perseguitate da colleghi o superiori. Così tanto da essere a volte, spinte ad andarsene. La vittima del mobbing spesso pensa di non avere via d'uscita. Ma sbaglia. Ecco come difendersi.

Le vittime del mobbing soffrono di stress. Andare al lavoro diventa per loro problematico. L'ambiente non è più accogliente, il solo affrontare certe persone, o certi incarichi, mette ansia. Ci si sente sempre sotto giudizio, attaccati, criticati. Spesso, del tutto ingiustamente. Si comincia a dubitare di sé, a non riuscire a gestire la situazione. Sino alla sconfitta. Che consiste nell'essere licenziati, o nell'andarsene. O nel sopportare una situazione insopportabile.
Il "terrorismo psicologico sul posto di lavoro" fino a qualche tempo fa era un fenomeno del tutto ignorato. Il termine inglese veniva usato dai biologi dell'800 per descrivere il comportamento degli uccelli che per difendere il nido volano attorno all'aggressore. Soltanto negli anni Ottanta il termine ha cominciato ad indicare la persecuzione di cui alcuni erano vittime, sul posto di lavoro. Il "mobber" non sempre agisce coscientemente, cioè in vista di uno scopo. Vi sono persone che criticano, minacciano, seminano discordie, soltanto perché non incapaci di godere del successo altrui, e di riconoscere gli altrui meriti. Tale sistema trova terreno fertile in ambienti lavorativi in cui la maggioranza, o perlomeno chi detiene il potere, ha le stesse difficoltà. Altrimenti, a lungo andare, sarà proprio il mobber a trovarsi isolato e criticato. Cosa accade, di fatto? Un collega con un certo prestigio, o un superiore, cominciano a criticare il vostro lavoro. Inizialmente, voi sapete che tali critiche sono ingiustificate, e resistete. Pur mantenendo intatta l'autostima, cominciate però a rattristarvi, a sentirvi perseguitati. Nel tempo, penserete sempre più di non essere capiti ed apprezzati, ma potreste anche arrivare a non avere più una visione oggettiva delle vostre competenze, ed a pensare di non saper fare il vostro lavoro. È un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi, tanto che un sindaco ha creato una sezione appositamente dedicata al problema mobbing. Problema che non riguarda soltanto il singolo: anche l'azienda ne risente, perché, diminuendo la soddisfazione, diminuisce anche la produttività e la fiducia nell'azienda stessa. In Svezia, già nel 1994, è stata emanate una legge che vuole prevenire il manifestarsi di certi comportamenti sul luogo di lavoro. Tra le cause del mobbing, ve ne sono di oggettive: una cattiva organizzazione del lavoro, un eccessivo carico, un superiore incapace di riconoscere i meriti. E se l'azione del mobber "cosciente" può risultare evidente, perché arriva ad attaccare in modo sempre più forte, ma anche sempre più ingiustificato, fino, a volte, a scoprirsi, ed a rendersi evidente, con i propri limiti, a tutti, quello del mobber "naturale", come lo definiremmo noi, è ancora più sottile ed infida. Il mobber "naturale" ritiene di essere più bravo degli altri (anche se non lo è); pensa che, se sbaglia qualcosa, non è mai colpa sua (ma sempre di qualcun altro); critica sempre il lavoro degli altri (e non si perita di farlo sapere ai superiori); ha un atteggiamento aggressivo ed è incapace di dialogo (ma, dato che non lo sa, ritiene che incapaci ed aggressivi siano gli altri). Intanto, parla, parla molto. Critica, critica molto. E critica tutti. E, giorno dopo giorno, le sue critiche attecchiscono ed avviliscono, tanto da creare tensioni sotterranee, da incrinare rapporti di fiducia. Lui, il mobber "naturale", è solo se stesso. Tanto basta per far soffrire gli altri. Di solito, chi è più sensibile, o meno sicuro di sé, è la prima vittima dei mobber. Nascono così i primi disturbi psicosomatici, dolori, influenze, problemi anche nei rapporti interpersonali, dove la vittima del mobber tende a scaricare la tensione accumulata. Tra le "tattiche" più diffuse dei mobber, criticare il lavoro di un collega, il suo modo di essere e comportarsi, o la sua gestione della vita personale; negare che dia informazioni corrette e tempestive, e trovare sempre un difetto nel suo modo di gestire il lavoro; aggredire il, o i malcapitati, verbalmente, mettendoli sempre in una situazione di disagio e difficoltà (tanto più avvertita da chi, per natura, non adotta atteggiamenti aggressivi).
In generale, è diffusa, tra gli esperti, l'opinione che la prevenzione del mobbing debba partire dal posto di lavoro, e dal gruppo: le condizioni di lavoro devono essere buone; tutti devono essere soddisfatti; i superiori devono ascoltare e dare credibilità, in egual modo, a tutti; devono anche evitare loro stessi di assumere atteggiamenti troppo critici (molto utile la comunicazione assertiva); chi si sente bersaglio della persecuzione ne deve parlare apertamente, e deve evitare di chiudersi in se stesso; le eventuali critiche devono essere fatte direttamente alla persona interessata, in modo che possa replicare.

Come difendersi
La prima cosa da fare, è capire se si tratta di normali contrasti, risolvibili facilmente, o di vero mobbing. Quindi, bisogna agire su se stessi. Come infatti accade nella maggior parte dei casi in cui qualcuno è vittima di un persecutore, il persecutore acquista tanto più potere quanto più il perseguitato gliene lascia acquistare. Ecco allora che un corretto atteggiamento, ed una corretta comunicazione, diventano elementi fondamentali.
1- Valutate attentamente se le critiche sono fondate. A volte, può essere un nostro atteggiamento a provocare la reazione dell'altro. Siete sinceramente disponibili? Riuscite ad essere cortesi anche quando andate al lavoro innervositi da un problema personale? Sapete ringraziare chi vi aiuta o vi dà consigli? Evitate a vostra volta di fare critiche non costruttive? Due no su cinque ci indicano che i vostri comportamenti sul posto di lavoro devono essere migliorati.
2. Distinguete l'aspetto personale da quello professionale. Durante i corsi di Psicologia della comunicazione per chi si occupa di commercio e vendita, dico sempre che bisogna distinguere l'eventuale insuccesso lavorativo dalle capacità della personale, e cercarne le cause oggettive. Un classico esempio che faccio è quello del venditore che non riesca a piazzare un ordine. Se accade una, due, tre volte, comincia a dubitare di sé. Ma prima di dubitare di sé, deve valutare oggettivamente la situazione: il prodotto che vende è buono? È concorrenziale? Sa valorizzarne gli aspetti positivi? Un precedente venditore ha "inquinato" i rapporti con quel cliente? E così via. Questo per dire che si può essere bravi, competenti ed in gamba, anche quando non si centrano tutte le vendite al primo colpo. Mantenere la fiducia in se stessi, e saper valutare le vere cause è il modo migliore per risolvere il problema.
3- Torniamo al mobbing. Un collega vi critica e vi stressa. Voi:
a- rispondete sempre alle sue critiche, facendo in modo che gli altri sentano anche le vostre ragione. Le persone sono abituate a pensare con la propria testa.
b- rispondete sempre in modo pacato, senza farvi trascinare in negativi, ed inutili, circuiti di discussioni astiose o sopra le righe. Tutti vi capiranno meglio.
c- Continuate a fare il vostro lavoro meglio che potete. Sono i risultati che parlano.
d- Non fate la vittima. Affrontate il "mobber", e, se necessario, parlatene con i diretti superiori. Ma solo con loro: non entrate nel circuito del "parlottare", e cercare complicità. Siate chiari, diretti, e soprattutto date le informazioni solo a chi le deve avere.
e- Infine, cercate di dare ad ogni cosa il giusto peso. Almeno la metà dello stress di cui siamo vittime, dipende proprio da noi.
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