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Anziani da buttare
Insoddisfatti dei figli e della vita
di Annarosa Pacini


Immagine Quando si diventa vecchi? Da un punto di vista fisico, presto, molto presto. Già intorno ai trent'anni le cellule del cervello cominciano ad invecchiare. Da un punto di vista psicologico, è difficile a dirsi. C'è chi si sente vecchio a quarant'anni, e chi non lo è nemmeno a novanta. La vecchiaia è una realtà. Ed anche se i progressi della medicina, la migliorata qualità della vita fanno sì che l'anziano si senta un cittadino, a tutti gli effetti, nella pratica, i diritti di tale cittadinanza non sono poi molti. E ancora, quando parliamo di anziani, parliamo di chi? Sessantenni? Settantenni? Ottantenni? Diciamo, dai sessanta in su. Anche se tanti arzilli signori storceranno il naso. "Anziano - recita il Devoto-Oli -, di età avanzata, attempato; convenzionalmente, in medicina e sociologia, soggetto di età superiore al sessantacinquesimo anno; che ha raggiunto una certa anzianità (e il conseguente prestigio o grado), nell'esercizio di determinate funzioni (…)". "Vecchio - si legge ancora -, in quanto contrapposto a giovane, indica età avanzata; senza includere necessariamente l'idea dell'età, indica l'evidenza fisica o emotiva di uno stato di decadenza; con valore neutro, indica spesso un complesso di idee sorpassate". Due termini per indicare la stessa cosa, ma quanto diversi i significati. L'anziano saggio, portatore di esperienza e di ricchezze interiori, testimone del passaggio del tempo, del mutare delle generazioni. Il vecchio, stanco, decadente, sorpassato? A noi, sinceramente, piace dare a vecchio lo stesso significato di anziano. Il vino vecchio, il mobile antico, il vecchio nonno. Ecco, forse, antico. Prezioso. Da curare e proteggere, da valorizzare. Che ha bisogno dei suoi tempi, e dei suoi spazi, per dare il meglio di sé. Stabilite le caratteristiche del soggetto, abbiamo deciso che, in una visione democratica ed imparziale dell'informazione, sarebbe stato il caso di interpellare i diretti interessati. Non un sondaggio, non cento, mille persone, a rispondere con poche parole alle domande. Ma poche persone, perché potessero rispondere con tutte le parole che avessero voluto. Sapete quando vi viene in testa un'idea, come una sensazione. Domande. Ma questi giovani-anziani, appena sessantenni, che ancora lavorano, che hanno figli grandi in casa, che pensano ai nipoti, se ce li hanno, sono felici? Come si sentono? Cosa pensano? Si sentono da buttare. E questo, è anche colpa nostra.

Nessuno penserà a noi
Miranda ha 62 anni. Due figli. Un marito che ancora lavora. Fa la casalinga. Non è ricca. Hanno qualche problema di salute.
Come vede il futuro?
"Non bene".
Perché?
"Mah, per tanti motivi. Perché quando diventi vecchio, hai bisogno di cure. A volte anche di tante cure. E se non hai i soldi, dove vai a finire?".
E i figli?
"I figli… i figli sono grandi, hanno la loro vita. Sì, non posso lamentarmi, ma non penso che potrò fare affidamento su di loro, in vecchiaia. Lavorano tutto il giorno, come potrebbero pensare ad un genitore pieno di acciacchi?".
E allora?
"E allora… in un ricovero mai. Non c'andrei mai. Fino a che ce la faremo, ce la caveremo da soli. Poi, prenderemo una polacca. Se la pensione basterà. Sennò, sarà quel che Dio vorrà".
Non le sembra di avere una visione un po' catastrofica?
"Guardi, i tempi sono cambiati. Di figli che si dedicano ai genitori, come una volta, non ce ne sono più. Se hai i soldi, o li hanno loro, ti mettono in un ospizio di lusso, se ti va bene. I figli dei nostri vecchi vicini di casa, che hanno abitato di fronte a noi fino a cinque, sei anni fa, quando il babbo è rimasto solo, e un po' malandato - dico, un po', perché con la testa ancora capisce - lo hanno messo subito in un ricovero. Gli è andata bene, perché il ricovero è piccolo, in un paese qui vicino, lo trattano umanamente, almeno. Ma i figli quanto vanno a trovarlo? Ci andiamo di più noi, si figuri. Se ci vanno una volta al mese, è tanto. E quello, poveretto, che sta lì, sempre ad aspettarli. No, meglio a casa mia".
I suoi figli cosa dicono?
"Che dicono… quello grande si è anche un po' offeso. È un bravo figliolo, devo dire la verità, ha sempre fatto quello che ha potuto, ci vuole bene, è rispettoso. Ha detto che non capisce come ragiono, che allora vuol dire che non lo conosco. Ma io lo conosco, lo so che mi vuole bene. Solo che uno deve pensare alla sua vita, non vorremmo mai essere un peso".
Ma sareste un peso?
"Lui dice di noi, ma perché non lo sa. Io ho assistito i miei genitori, per anni, so cosa vuol dire. Vuol dire sacrificare tutto, non avere più spazio per se stessi, per i tuoi pensieri. E poi, un uomo. Magari lui lo farebbe anche, ma la moglie? Mica è obbligata. No, credo che finché si potrà, dovremo pensarci da soli".

I figli non capiscono
Alfio ha 64 anni. Sposato due volte. Hanno tre figli, uno dal suo primo matrimonio, due da quello di sua moglie. Pensionato. Benestante. Ha problemi di salute.
È soddisfatto dei suoi figli?
"Lasciamo stare, guarda. Il mio, ti dico di sì. È quadrato, ha trovato un bel lavoro, non mi dà pensieri. Ma quelli di Sandra (N.d.R., la moglie), sono due scapestrati. Uno vuole fare l'artista, c'ha più di trent'anni e ancora non lavora. ANCORA NON LAVORA. Perché la mamma gli ha dato l'appartamento, e tutti i mesi gli scuce i centoni, e gli paga il telefono, e gli paga le multe. Quell'altro è un bravo ragazzo, ma non ha avuto fortuna. Ha trovato una che l'ha piantato quando la loro bambina aveva tre anni, e col divorzio s'è portata via anche tutti i soldi. Poi è entrato in crisi, ha lasciato il lavoro, e ora ne cambia due all'anno… che soddisfazioni vuoi che ti diano".
E sua moglie cosa dice?
"Cosa dice, lei è la mamma, non ha nerbo. Se l'avesse avuto, mica sarebbero venuti su così. Non sono figli miei, gli posso dire e non dire, se la prendono. Quando dico a Sandra che li deve lasciare a se stessi, mi dicono che sono egoista. È che non capiscono".
Cosa non capiscono?
"Non capiscono che nella vita te la devi cavare da te. Che non c'hai la mamma che ti viene dietro fino a che sei vecchio. Che se non si danno da fare ora, poi sarà troppo darti. Anche il troppo amore fa male. E poi, diventano egoisti".
Perché?
"Perché sono abituati ad avere tutto, troppo. Poi lo pretendono, non capiscono che tu fai un sacrificio, che mica sei tenuto a toglierti il pane di bocca per darlo a loro. Quando sono piccoli sì, ma da grandi no. E così, se hai bisogno te, non solo non ti aiutano, ma se la prendono pure perché non gli dai quello a cui si sono abituati. È che anche a trent'anni, sono ancora ragazzini. E c'è poco da sperare che cambino ora".

Vecchi da buttare
Jacqueline ha 65 anni, vedova. Senza figli. Pensionata. Non ricca. Non ha problemi di salute.
Come vede il suo futuro?
"Come vuole che lo veda, già faccio fatica ad andare avanti giorno per giorno. Non so nemmeno se ha un senso, vivere… Io faccio un po' di volontariato, sa, con i ragazzi handicappati, loro almeno ti vogliono bene, ma per il resto… Scambio due parole giusto con la commessa del negozio dove compro il pane, e comunque, non è che mi chieda come sto. Due parole così, tanto per dire. Ho due nipoti, ma stanno lontano, e poi non abbiamo mai avuto grandi rapporti. Ognuno a casa propria. A mio marito i bambini non sono mai piaciuti. Forse, se avessimo avuto dei figli. Ma a che pro? Per offrirgli cosa? Da buttare, si diventa vecchi da buttare, come le lattine vuote. Tutti ti chiedono, soldi per il dottore, per le medicine, tagli alla reversibilità, ma nessuno ti dà, nemmeno una buona parola. Meno male che ho i miei animali. Loro sì, mi capiscono, e almeno, a qualcuno ancora servo".

Alla faccia di chi non ci vuole
Gigi ha 87 anni. Sposato. Senza figli. Pensionato. Ricco. Non ha problemi di salute.
Soddisfatto della sua vita?
"Sì, sono soddisfatto. Ho sempre fatto quello che mi andava, non mi sono mai negato niente. Io e mia moglie siamo stati sempre due spiriti liberi, ognuno ha fatto quello che ha voluto. Ancora sto bene, me ne vado in Svizzera due volte l'anno, perché mi piace sciare. Ho una bella casa sul mare, una a Roma, un paio affittate. Non ho problemi di soldi, e poi mia moglie è sempre stata ricca, sicché, ognuno per sé. Ho dei nipoti che mi vogliono bene, un fratello ancora vivo. L'unica cosa che mi dà noia è che tutti vorrebbero che smettessi di guidare l'auto. Ma fino a che capisco qualcosa, l'auto non me la leva nessuno".
Cosa ne pensa dei problemi di disagio, e solitudine, a volte senso di vero abbandono, che molti anziani accusano?
"Secondo me è uno stato mentale. La gente fa i figli, poi diventa piagnucolosa, perché li vorrebbe sempre attaccati alle gonne. I figli diventano grandi, fanno la loro vita, è normale. Non serve a niente piangersi addosso. Secondo me, farebbero meglio a pensare un po' più a se stessi, alla faccia di chi non ci vuole. Essere vecchi mica è una malattia, è uno stato della vita. Basta sapercisi abituare. Io non mi sento vecchio, e nessuno mi tratta da vecchio".

Nonni importanti per la crescita dei bambini
Mai fare a meno dei nonni nell'educazione dei figli: altrimenti cresceranno più violenti. Lo dice una ricerca che mette sotto accusa le famiglie moderne. Sono troppo autosufficienti, dicono gli psicologi, e spesso preferiscono fare a meno d'aiuto. Risultato: i bambini cresciuti senza la figura dei nonni, hanno più problemi e fanno fatica ad inserirsi nella società.


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