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Un italiano su tre andrebbe a vivere all’estero

Immagine Secondo un’analisi realizzata dall’Eurispes, attraverso l’elaborazione dei dati del Ministero dell’Interno, al 2005 sono quasi 4 milioni gli italiani residenti all’estero: si tratta in particolare di 1.944.526 famiglie, la maggior parte delle quali ha spostato la propria residenza in altri paesi europei (1.058.998 famiglie).

Mezzogiorno a forte emigrazione. Più della metà (il 56%) degli italiani che hanno lasciato il Paese proviene dalle regioni meridionali e dalle Isole.
Lo conferma il fatto che la regione italiana con il maggior numero di emigrati è la Sicilia (17% sul totale), seguita dalla Campania (11%), dalla Puglia (9%) e dalla Calabria (8%). Il 30%, invece, è originario del Centro e il 14% del Nord. Questo accade soprattutto per motivi ben noti: il Sud presenta livelli di disoccupazione molto al di sopra della media nazionale, ritardi strutturali e una grave incidenza di fenomeni di criminalità organizzata.
Le destinazioni degli italiani emigrati. Gli emigranti scelgono soprattutto l’Europa (57,7%) mentre se si considerano solo i paesi appartenenti all’Unione europea, la percentuale scende al 43%. I paesi extra europei rappresentano con il 42,3% l’ultima scelta degli italiani, con circa 15 punti percentuali in meno rispetto ai paesi europei.
La Germania, con 20% dei soggiornanti, si conferma il paese che ospita il numero più consistente di italiani, anche se al secondo posto troviamo l’Argentina 17,5%, paese dell’America Latina spesso scelto come meta dagli emigrati: seguono poi, nuovamente, due paesi europei come la Svizzera (14,7%), e la Francia (10,2%). Ma anche Brasile (8,3%), Belgio (7,9%), Stati Uniti (5,4%), Gran Bretagna (4,8%), Canada (3,9%), Australia (3,7), Venezuela (3,5%).
Gli italiani emigrati all’estero hanno prevalentemente un’età compresa tra i 51 e 75 anni (30,1%), tra 36 e 50 anni (23,5%) e tra 18 e 35 anni (22,4%); mentre solo un’esigua minoranza di italiani ultrasettantacinquenni (8,9%) emigra. La maggior parte degli emigrati è rappresentata quindi da forza lavoro e ciò è riconducibile in gran parte al livello di disoccupazione presente in Italia e, dunque, alla speranza di trovare nuove prospettive di lavoro all’estero.
Inoltre, è interessante sottolineare che provengono principalmente dalle regioni del Nord dell’Italia gli emigranti diretti verso la Svizzera e la Francia, poiché la contiguità geografica, oltre a determinare un consistente insediamento, favorisce anche i flussi di lavoratori stagionali o frontalieri.
Le cause che determinano una crescente mobilità degli italiani verso l’estero sono diverse. Per quanto riguarda i singoli individui e le famiglie influiscono su questo fenomeno la condizione, le aspettative e, in molti casi, le esigenze, anche basilari, di vita: inoltre bisogna segnalare che, specie nei paesi economicamente più avanzati, la mobilità è dovuta ad un maggior benessere, compreso quindi l’aumento del tempo libero. Ad un livello più ampio, invece, agiscono diversi fattori: le esigenze e le spinte del mercato dei beni e dei servizi, la disponibilità di infrastrutture, soprattutto di trasporto, la grande crescita economica, i forti squilibri demografici, economici e sociali fra le vari parti del mondo e tra le varie aree all’interno di uno stesso paese e, infine, il progresso tecnologico.
L’Eurispes ha voluto analizzare il fenomeno dell’emigrazione sondando la propensione degli italiani a trasferirsi all’estero: una percentuale rilevante, il 37,8%, sarebbe disposto ad andare vivere in un altro Paese.
Sono le donne ad essere più riluttanti ad emigrare: si sposterebbe in un altro paese il 32,6% di esse contro il 43,4% degli uomini.
I giovani sono i più disponibili allo spostamento: ben il 54,1% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni e il 50,5% di quelli tra i 25 e i 34 anni andrebbero a vivere all’estero. Questa percentuale scende notevolmente nelle fasce d’età tra i 35 e i 44 anni (35,4%) e tra i 45 e i 64 anni (36,3%) fino al 23,2% dei over65.
La predisposizione a vivere in un altro Stato è maggiore in chi possiede un titolo di studio elevato. Il 55,2% dei laureati e il 45,9% dei diplomati infatti sarebbero disposti a spostarsi, mentre solo il 14,1% di coloro che hanno la licenza elementare farebbe la stessa scelta.
Inoltre, rispetto alla professione svolta, i non occupati e gli studenti sono in gran parte pronti a trasferirsi (rispettivamente il 60,2% e il 64%), seguono liberi professionisti, commercianti e lavoratori autonomi (45,5%).
Se nel Nord-Est il 40,9% degli intervistati si dicono pronti a trasferire la loro residenza, facendo così registrare il valore percentuale più elevato, quello più basso è appannaggio del Nord-Ovest (33%). Mentre lascerebbero l’Italia il 39,3% dei residenti al Sud, il 38,1% del Centro e il 34,4% degli abitanti delle Isole.
Maggiore motivazione a trasferirsi viene espressa dagli intervistati che dichiarano la propria appartenenza al centro-sinistra e alla sinistra (46,1% e 42,7%) seguiti da coloro che si collocano al centro (39,3%). Meno motivati gli elettori di destra (20,6%) e centro-destra (21,3%).
La graduatoria dei paesi preferiti. Il paese dove gli italiani si trasferirebbero più volentieri è la Spagna (14,2%), seguita dalla Francia (12%) e dall’Inghilterra (9%). Ottengono un buon gradimento anche la Svizzera (7,8%) e gli Stati Uniti (7,3%); seguiti dalla Germania e dall’Austria, che sarebbero la meta rispettivamente del 3,7% e del 2,8% degli intervistati. Il 2,2% degli italiani, inoltre, sarebbe felice di andare nel continente australiano e l’1,4% in quello africano. Il Nord-Europa è ambito dal 2,5% degli intervistati che, in particolare, andrebbero in Scandinavia (1,5%) e in Svezia (1%).
La classifica del paese preferito secondo la professione svolta. Il paese che affascina maggiormente i dirigenti, gli organi direttivi e i quadri, nonché gli imprenditori, è la Spagna: il 44,4% di loro ha indicato questa nazione. La Spagna è la meta preferita anche da insegnanti e impiegati (13,3%) e dai non occupati (16,5%). Gli operai (16,3%) e le casalinghe (12,4%), invece, prediligono la Svizzera. Coloro che lavorano in proprio hanno una spiccata preferenza per gli Stati Uniti d’America (17%). Gli studenti sono attratti dall’Inghilterra (25%). La meta scelta dalla maggior parte dei pensionati (16,4%) è, invece, la Francia.
I motivi che spingerebbero a trasferirsi all’estero. La maggior parte degli intervistati si recherebbe in altri paesi perché questi offrono maggiori opportunità lavorative (25,7%), oppure perché spinti dalla curiosità (22,9%). Il 14,2% degli interpellati ha indicato come motivazione la vivacità culturale e il 13,1% le maggiori opportunità per i figli. Le altre possibilità di risposta – più libertà d’opinione e d’espressione, più sicurezza, minore costo della vita, clima politico migliore, contatto con la natura – si attestano su percentuali molto vicine fra loro. Le persone più sensibili all’offerta di migliori opportunità lavorative sono quelle che si stanno inserendo nel mercato del lavoro. Il 48,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, infatti, ha scelto questa risposta, a fronte del 15,2% degli ultra 64enni. I giovani, inoltre, dichiarano spesso che andare all’estero potrebbe essere un modo per vivere in un clima culturale vivace (23,8%) e che si trasferirebbero anche spinti dalla curiosità (26,7%).
Anche gli intervistati tra i 25 e i 34 anni ritengono in percentuale degna di nota (37,3%) che all’estero vi siano più possibilità di lavoro rispetto all’Italia. Questa convinzione è la prima ragione che li spingerebbe a spostarsi; la seconda, con il 29,8% delle preferenze, è la curiosità. Nei soggetti tra i 35 e i 44 anni è proprio la curiosità, insieme alle maggiori opportunità di lavoro, la motivazione più segnalata (19%); questa visione li accomuna alle persone di età compresa tra i 45 e i 64 anni, anche se in questo caso vi è una leggera preferenza per le opportunità occupazionali (22,5%). Soltanto le persone con oltre 64 anni, ossia i pensionati, non hanno come motivazione primaria l’occupazione (15,2%), bensì la curiosità (24,1%). Emerge, quindi, chiaramente l’importanza del fattore occupazionale come motivazione a trasferirsi in un paese straniero per tutte le fasce d’età, ad eccezione dei pensionati.
Non a caso la gran parte degli italiani (25,4%) indicano come la maggiore sfortuna dell’Italia la precarietà lavorativa.

Per saperne di più: www.eurispes.it


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