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Spending review: di soli tagli si muore, le donne pagano il prezzo più alto

Immagine - Spending review: di soli tagli si muore, le donne pagano il prezzo più alto Sempre più laureate, sempre meno valorizzate. Dopo anni di tagli lineari sono soprattutto le donne della Pubblica amministrazione, insieme ai giovani, a pagare i costi della crisi. Nonostante siano la maggioranza e abbiano un tasso di istruzione più elevato, i dati confermano la presenza, anche nella Pubblica amministrazione italiana, del “tetto di cristallo”. E l’Italia è l’unico paese in Europa che negli ultimi dieci anni ha ridotto il numero dei dipendenti pubblici: -4,7%.

È la fotografia della Pubblica amministrazione scattata dal Rapporto Eurispes e UIL-PA, intitolato “Dalla Spending review al ritorno del Principe”.
«Sono anni che la Pubblica amministrazione viene umiliata dai tagli lineari – afferma Benedetto Attili , Segretario Generale della Uil-PA – e quello che lascia allibiti è che neanche i cosiddetti tenici riescono a valorizzare il merito e a rendere competitivo il Paese, attraverso una macchina più efficiente».
L’identikit del dipendente pubblico . Nelle 9.867 istituzioni italiane, nel 2010, lavoravano 3.375.667 occupati, con una netta prevalenza di donne che raggiungono la cifra di 1.882.619 dipendenti, contro gli uomini fermi a 1.493.048. Solo nella Scuola, nel Servizio Sanitario Nazionale e nelle regioni, lavorano due terzi dei dipendenti pubblici, oltre 2milioni e 300mila persone, al contrario della Carriera penitenziaria e della Carriera diplomatica che risultano i comparti con il minor numeri di dipendenti pubblici: rispettivamente 432 e 909.
Distribuzione territoriale . Osservando la distribuzione dei dipendenti sul territorio, il 34,8% è presente al Nord, il 31,9% al Centro e il 33% al Sud e Isole. Infine, solo lo 0,3% dei dipendenti pubblici italiani lavora all’estero. Tra le regioni la Lombardia, con 409mila addetti, si conferma, contrariamente ai luoghi comuni, la regione con il più alto numero di dipendenti pubblici, seguita dal Lazio, 392.186, e dalla Campania, 303.211. La diminuzione dei dipendenti pubblici . Anche a seguito dei vincoli di bilancio e delle misure di risanamento dei conti pubblici si assiste a un calo significativo del numero dei dipendenti pubblici: dal 2001 si registra una diminuzione di 158mila addetti, pari a -4,7%. L’età media . Nel 2010 era di 48,2 anni, aumentata progressivamente, dal 2005, di quasi 2 anni. Una tendenza determinata dal blocco del turn-over, da una parte e dell’aumento dell’età pensionabile, dall’altra. Tra i comparti più “maturi” la Scuola (età media di 51,7 anni); al contrario, tra i settori più “giovani”, sicurezza e ordine pubblico: dai Vigili del Fuoco (età media 44 anni), ai corpi di Polizia (41,8), e soprattutto alle Forze Armate (38,7). I contratti . Rispetto al 2005, aumentano in modo significativo i contratti a tempo indeterminato, che nel 2010 erano il 95,2% del totale; crescono lievemente i lavoratori atipici che dall’1%, nel 2005, salgono al 2,2% nel 2010. Calano invece in maniera sensibile i contratti a tempo determinato: erano l’11,3% nel 2005, sono il 2,2% nel 2010.
Il livello d’istruzione . Oltre il 40% ha un alto livello d’istruzione: il 36,8% possiede una laurea, il 3% una laurea breve e il 3,3% un titolo post-laurea. La maggioranza dei dipendenti pubblici, il 39,9%, è in possesso di una licenza superiore, mentre il restante 17% ha un basso livello di scolarizzazione.
La forza trainante delle donne . Le donne nel pubblico impiego sono 1.801.654 e rappresentano quasi il 55% del totale dipendenti pubblici.
Il tasso di femminilizzazione . Nei diversi comparti, il valore minimo si riscontra nelle Forze armate (5%). Si confermano “rosa”, quelli dedicati all’istruzione (78,1% di donne) e alla sanità (64,2). In 15 regioni su 20 la percentuale di donne supera la soglia del 50% (nel 2005 erano 11). In 10 regioni il tasso di femminilizzazione è superiore a quello nazionale (nessuna di queste regioni si colloca nel Sud Italia). Purtroppo le donne si confermano la base di una piramide al cui vertice sono presenti quasi esclusivamente posizioni maschili. Un aspetto che umilia il merito, soprattutto se si tengono in considerazione gli alti livelli d’istruzione delle donne nella PA. La percentuale di dirigenti è molto inferiore a quella degli uomini: rispettivamente il 37% e il 63%. Il trend è comunque in crescita: nel 2005 la percentuale di donne dirigenti era ferma al 27%. Le donne laureate rappresentano il 47,5%, mentre gli uomini il 23,6%, meno della metà. Anche nel caso delle lauree brevi, sono le donne a registrare le percentuali più alte: il 3,2%, a fronte del 2,6%, rilevato tra gli uomini. «Attenzione perché stiamo giocando con l’asse portante del Paese e delle sue istituzioni – ammonisce Attili – umiliare il merito vuole dire da una parte colpire i giovani e le donne della Pubblica amministrazione, dall’altra danneggiare il servizio offerto ogni giorno ai cittadini».
Tipologie di contratto . Nell’arco del triennio 2008-2010 si registra una drastica riduzione dei contratti di Formazione (-74%), così come i Lavoratori Socialmente Utili che calano di circa 4.000 unità (pari a -15,47%). In controtendenza, rispetto all’andamento generale, i contratti interinali aumentano di 1.592 unità (+17,23%). Il profilo che domina il panorama contrattuale è quello a tempo indeterminato che interessa il 96,38% dei dipendenti pubblici, maggiormente utilizzato nel comparto della Scuola e in quello del Servizio Sanitario Nazionale (rispettivamente con più di 1.043 mila unità e 688 mila unità).
La spesa pubblica . Mentre il dato della spesa pubblica rapportato al Pil ha subito una drastica contrazione, passando dal 52,5% del 2009 al 50,5% del 2011, l’aspetto più significativo riguarda la contrazione della spesa per redditi da lavoro sul totale della spesa corrente, il cui rapporto scende dal 23,7% del 2008 al 22,7% del 2011. Le retribuzioni lorde annue pro-capite attualizzate, considerando il triennio 2008-2010, hanno registrato un incremento del 2,55%, che in valori assoluti corrisponde a un aumento medio di 869 euro. Per quanto concerne le retribuzioni lorde annue complessive per comparto, si spende di più: nel settore del Servizio Sanitario Nazionale, nelle Regioni ed Autonomie Locali e nei Corpi di Polizia. Il comparto più prodigo in assoluto è quello della Scuola (29.243 euro), che percepisce però il reddito lordo medio pro capite più basso. «Non è più accettabile – prosegue il Segretario Generale della Uil-PA – continuare a parlare della Pubblica amministrazione soltanto e solamente in termini di costi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Pubblica amministrazione è l’unico vero presidio di democrazia quotidiana che abbiamo”. Crescono i dipendenti in Europa . Mentre in Italia dal 2001 il numero di dipendenti pubblici è calato del 4,7%, nel resto d’Europa, gli addetti nel pubblico impiego crescevano, soprattutto in Irlanda e in Spagna dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1% e del 29,6%; altri paesi mostrano incrementi vicini al 10% (Regno Unito 9,5% e Belgio 12,8%); infine, un altro gruppo di paesi mostra un trend crescente ma contenuto (in Francia del 5,1%, in Germania del 2,5%, nei Paesi Bassi del 3,1%).
L’Italia, risulta l’unico paese in cui, nei dieci anni considerati, il numero dei dipendenti pubblici si sia ridotto . «È evidente che la Pubblica amministrazione italiana i “compiti a casa li ha già fatti” – osserva Gian Maria Fara , Presidente dell’Eurispes – Mentre i dipendenti pubblici da noi calavano, nel resto d’Europa assumevano. La verità è che, anche per la Pubblica amministrazione, senza un vero e proprio progetto non si va da nessuna parte e di soli tagli si muore». Negli ultimi 10 anni in Italia, la media è stata un dipendente pubblico per circa 16 cittadini. In particolare, si è passati da un rapporto di 1 dipendente pubblico ogni 15 cittadini nel 1995 ad un rapporto di 1 a 17 nel 2009, con un variazione del rapporto dell’8,9%. In Francia e Regno Unito la media è 1 dipendente pubblico per circa 10 cittadini, con una tendenza alla riduzione di tale rapporto (meno cittadini per ciascun dipendente, rispettivamente -3,5% e -5,1%). La Germania e la Spagna evidenziano, invece, un rapporto più virtuoso dell’Italia con un dipendente pubblico rispettivamente per 19 e 17 cittadini. Infine la Grecia è passata da un rapporto di 1 dipendente pubblico pari a 37,18 cittadini del 1997 a 28,4 cittadini nel 2008, con una decremento pari a -31%. «Non riusciamo a mettere a sistema il meglio della nostra Pubblica amministrazione. Dovremmo avere anche noi, come in Francia – conclude il Presidente dell’Eurispes – una Scuola di Alta formazione sul modello dell’Ena, che valorizzi le nostre best-practice».





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