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La fiducia dei cittadini nelle istituzioni… che non c’è

Immagine - Sempre meno fiducia da parte degli italiani nei confronti delle Istituzioni. Si salvano il Presidente della Repubblica e le Forze armate, mentre il Parlamento occupa il gradino più basso nella classifica di considerazione degli italiani.

Pessimo il giudizio nei confronti delle Istituzioni. Se nella rilevazione dello scorso anno l’Eurispes segnalava la forte sfiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, a distanza di un anno il trend resta confermato. Per il 71,6% degli italiani la fiducia è diminuita, mentre soltanto per il 4,1% è aumentata. Per il 21,6% è invece rimasta invariata. La serie storica dal 2004 mette in evidenza come il dato del 2012 sia, in assoluto, il più alto sul fronte della sfiducia dei cittadini.
Nonostante un lievissimo incremento nella percentuale dei cittadini che dichiarano di aver maggiore fiducia nelle Istituzioni rispetto allo scorso anno (+1,9%), l’alto tasso di sfiducia non può che essere interpretato come una vera e propria presa di distanza nei confronti del sistema istituzionale in generale. L’aumento dei delusi, tra un anno e l’altro, passa dal 68,5% del 2011 al 71,6% del 2012 e, raffrontato con il 2010 (45,8%) segna un incremento superiore al 26%. Ad esprimere un senso di sfiducia più forte sono i giovani tra i 25 e i 34 anni (74,6%).
La fiducia nel Presidente della Repubblica tiene, ma con qualche scossone. L’unico protagonista sul fronte dei consensi alle Istituzioni è il Presidente della Repubblica (62,1%). Si rileva, tuttavia, l’interruzione del trend positivo: un calo di fiducia del 6,1% tra lo scorso anno (68,2%) e quest’anno e, parallelamente, un aumento di quanti segnalano la propria sfiducia (ne aveva poca o nessuna complessivamente il 27,6% nel 2011, mentre nel 2012 il dato arriva al 35,5%). Resta da capire se anche il Capo dello Stato sia entrato nella spirale della sfiducia degli italiani nei confronti dell’intero sistema politico, oppure se il calo della fiducia sia legato al ruolo da protagonista politico svolto negli ultimi mesi. Certamente ha influito su questo calo la nascita del Governo Monti, sostenuto anche dall’intervento di Napolitano, e i successivi passi compiuti dal Governo che hanno imposto ai cittadini pesanti sacrifici.
Nuovo Governo, ma il trend non si inverte . Il passaggio dal Governo politico di Berlusconi al Governo tecnico di Monti non sembra aver contribuito ad aumentare la fiducia in questa Istituzione. Nonostante un certo favore dell’opinione pubblica nei confronti del Governo tecnico, i primi provvedimenti in materia economica, come la riforma delle pensioni e l’aumento delle tasse, hanno di certo avuto ripercussioni forti sul senso di sfiducia dei cittadini. Solo il 21,1% si dichiara fiducioso, il 76,4% mostra di avere poca o nessuna fiducia e il 2,5% non sa esprimere un giudizio o non risponde. Il 21,1% che si esprime positivamente supera di 6 punti percentuali il dato al 14,6% segnato nel 2011 dal precedente governo. In estrema sintesi, l’“effetto Monti” vale al momento solo il 6% in più nella fiducia degli italiani, mentre si riduce dall’84,2% del 2011 al 76,4% del 2012 la percentuale di quanti assumono un atteggiamento pessimista.
Il Parlamento occupa il gradino più basso nella classifica di considerazione degli italiani. Solo il 9,5% vi ripone molta o abbastanza fiducia. Confrontando i dati con quelli relativi agli anni precedenti, si passa dal 26,9% del 2010 al 15% del 2011, sino all’attuale 9,5%, che rappresenta in assoluto il punto più basso dal 2004 (36,5%) ad oggi.
Magistratura: tra problemi strutturali del sistema-giustizia e tensioni interne . Il livello di fiducia nella Magistratura tocca quest’anno il 36,8%, ben 17 punti percentuali in meno rispetto alla precedente rilevazione (53,9%). Si tratta del dato più basso registrato dopo il 38,6% del 2006. Considerando la serie storica, il 2012 segna una rottura rispetto al trend nel complesso positivo, anche se altalenante, dal 2004 (52,4%) al 2011 (53,9%). I fattori che hanno influito su questo orientamento possono essere molteplici: il mal funzionamento della giustizia italiana, i processi infiniti, l’inadeguatezza delle leggi, l’imparzialità dei magistrati, sono problemi ampiamente dibattuti e oggetto di numerose e sempre più accese critiche. Accanto ai nodi storici e mai risolti, nel corso del 2011 se ne sono sviluppati, poi, di nuovi e, per certi versi, più complessi. La tensione tra politica e Magistratura ha toccato lo scorso anno picchi rilevabili soltanto nel biennio 1992-1994. Le indagini che hanno visto il coinvolgimento di alcuni magistrati hanno avuto un’eco importante nell’opinione pubblica. Gli scontri aperti tra alcune procure in ordine ad importanti inchieste giudiziarie e, non ultimo, alcuni eclatanti casi di cronaca giudiziaria hanno alimentato il senso di sfiducia nei confronti della Magistratura.
Forze dell’ordine: le più amate . Tra le Istituzioni, quelle più apprezzate e sulle quali si ripone un’ampia fiducia vi sono le Forze dell’ordine. Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza che raggiungono sempre, in tutte le rilevazioni annuali, quote di consenso molto ampie. Al primo posto – si potrebbe dire come tradizione – figura l’Arma dei Carabinieri con un livello di consenso pari al 75,8%, seguito dalla Polizia di Stato con il 71,7% e dalla Guardia di Finanza con il 63,3%. Un trend di crescita costante negli anni, che è passato per i Carabinieri dal 57,4% del 2008 al 75,8% di quest’anno. Lo stesso vale per la fiducia nella Polizia di Stato, passata dal 50,7% del 2008 al 71,7% del 2012. Un lieve calo accusa la Guardia di Finanza che passa dal 64,1% del 2011 all’attuale 63,3%, ma che comunque rispetto al 2008 (46,3%) mantiene un trend decisamente positivo.
Forze armate, Servizi segreti e Corpo forestale dello Stato. Il livello di fiducia nelle Forze Armate si attesta al 67,8% (non ha fiducia invece 31,1%); i consensi sono soprattutto espressi tra i 18-24enni (33% molta fiducia e 42% abbastanza fiducia) questo posiziona le Forze Armate come la prima Istituzione quanto a fiducia riscossa tra i giovani. Ottimi risultati ottiene il Corpo Forestale dello Stato che con il 68,1% dei consensi cresce rispetto allo scorso anno (64,6%) e si inserisce allo stesso livello delle altre Forze di polizia. I Servizi segreti compiono quest’anno un balzo in avanti, raccogliendo la fiducia del 40,6% dei cittadini e segnando un aumento di ben 10 punti percentuali rispetto al 30,5% del 2011.
La Chiesa torna a crescere, insieme alla scuola. Sempre peggio per associazioni degli imprenditori, la PA, sindacati e partiti. La Chiesa cattolica torna ai livelli del 2010 dopo il calo dello scorso anno (40,2%), attestandosi al 47,3%. Parallelamente, le altre confessioni religiose segnalano una lieve crescita rispetto al dato 2011 (22%) passando al 22,7% nel 2012. Lieve flessione anche per le associazioni di volontariato, che godono, comunque, di un consenso altissimo: 71,3% nel 2009, balzato all’82,1% nel 2010, diminuito nel 2011 al 79,9% e attestatosi oggi al 77,4%. Le associazioni dei consumatori conquistano un buon risultato raccogliendo il 52,1%, ma con un calo rispetto al 55% dello scorso anno. In calo le associazioni degli imprenditori, che erano passate dal 21% del 2009 al 35,7% del 2010, scendendo ancora al 28,6% nel 2011 e arrivando quest’anno al 20,9%. Soffre anche la Pubblica amministrazione, che passa dal 19,5% al 17%. I sindacati, calano ancora arrivando al 17,2% dei consensi (21,3% nella scorsa rilevazione). I partiti politici declinano progressivamente e inesorabilmente nella fiducia degli italiani: si passa dal 12,8% del 2009 al 12,1% del 2010 e si assiste infine al crollo, segnalato nel 2011 al 7,1% e quest’anno al 6,8%; un dato questo che si lega al numero di quanti hanno dichiarato di non sentirsi rappresentati da nessuno degli schieramenti politici (40%). Cresce infine la fiducia nella scuola che nel 2011 raccoglieva il 43,7% e quest’anno arriva al picco (nelle rilevazioni dal 2009 ad oggi) del 48,9%.
Governo Monti: scetticismo sul versante economico, maggiore fiducia nell’aumento di credibilità nel contesto internazionale. Lo scetticismo sembra prevalere, rispetto alla fiducia nella capacità dell’attuale Governo di rilanciare la nostra economia, mentre un cauto ottimismo si manifesta nella capacità di tenere alta l’immagine dell’Italia nel contesto internazionale (48,2%). Il 40,6% ha fiducia (molta 8,6%, abbastanza 32%) nella possibilità di risanare i conti; il 30,8% punta sulla capacità del Governo di garantire unità e coesione al Paese e il 29,5% è fiducioso in un nuovo impulso all’economia. Solamente il 17% crede che il Governo riuscirà a far crescere l’occupazione. Emblematico è il 67,2% delle risposte che indica mancanza o poca fiducia nel Governo nel dare nuovo impulso all’economia.
L’opinione più diffusa tra i cittadini è che il Governo tecnico termini alla fine della legislatura (35,9%), segue il 26,6% di quanti pensano che l’esecutivo dovrebbe durare sino a quando non avrà raggiunto gli obiettivi per cui è stato formato; il 5,4% auspica la durata più lunga possibile, mentre il 21,2% vuole lo scioglimento quanto prima per consentire le elezioni e il 10,9% non sa o preferisce non fornire alcuna risposta.
Il giudizio sulla manovra “Salva Italia”. Soltanto per il 7,2% dei cittadini la manovra è stata equa. Il 45,9% crede che la manovra sia stata dura solo con i ceti più deboli e il 38,6% afferma che la manovra ha penalizzato i ceti medi, privilegiando le classi abbienti. In molti affermano che il Governo Monti sia espressione delle banche, l’opinione degli italiani è che questo corrisponda al vero nel 58,3% dei casi (30,8% abbastanza; 27,5% molto), non la pensa così il 26,6% (18,9% poco; 7,7 per niente) e una buona parte non ha saputo esprimere un giudizio (14,5). Da alcuni settori della politica, dei media e dell’opinione pubblica è stato sottolineato come l’attuale governo rappresenti una sospensione della democrazia: per la maggior parte dei cittadini italiani (46,5%) questa affermazione non è condivisibile, il 29,8% invece condivide questa opinione, mentre sono in molti (23,7%) a non saper dare un’indicazione precisa o a non voler fornire una risposta in proposito. La tesi della sospensione della democrazia è condivisa soprattutto da coloro che si dichiarano di centro-destra (40,9%) e di destra (42,9%). Per i cittadini, due sono le cause maggiori che hanno portato alle attuali difficoltà del Paese: l’incapacità della classe politica (52,9%) e della classe dirigente in generale (30,8%), segue a distanza l’impossibilità di governare una crisi di dimensioni internazionali (8%) e l’inadeguatezza e la forte burocratizzazione della Pubblica amministrazione (2,3%). Il fallimento del modello capitalistico, le previsioni errate degli economisti e l’inadeguatezza dei sindacanti vengono indicati in percentuali minime (1,5%, 0,5% e 0,3%).
La partecipazione e la questione irrisolta della legge elettorale. Nell’indagine annuale, l’Eurispes ha cercato di riflettere sulla partecipazione elettorale della popolazione. Se, infatti, nel 2003, l’82,7% dei cittadini dichiarava di recarsi ai seggi sempre, nel 2008 solo il 77,1% dichiara di fare altrettanto, una percentuale lievemente aumentata nel 2011 (79,1%) e ancora di più quest’anno, tornato ai livelli del 2004 (84,1%). Rispetto al passato, inoltre, diminuisce la percentuale degli astensionisti convinti, di chi ammette cioè di non votare mai (2,5% nel 2004, l’1,2% nel 2012), diminuisce inoltre rispetto all’anno scorso la quota di chi sostiene di farlo solo qualche volta (dal 15% all’11,7%). Il 9,4% dichiara già con certezza che non andrà a votare alle prossime elezioni e il 18,3% si dichiara indeciso a riguardo. Il 72,1% afferma di avere intenzione di farlo. Per quanto riguarda il sistema delle preferenze, l’orientamento generale dell’opinione pubblica è quello della reintroduzione dell’espressione diretta di voto al proprio candidato. Nel 2010, infatti, l’83,1% del campione si dichiara favorevole a questa possibilità, e nel 2011, pur calando lievemente, la percentuale delle risposte affermative si assesta sull’80%. Nel 2012 la percentuale scende ancora al, pur sempre alto, 78,2%. A calare, rispetto all’anno scorso, sono coloro che si sono dichiarati contrari a questa eventualità, passati dal al 7,3% al 5,6%, mentre aumenta la quota di persone che non ha una posizione chiara in merito (dal 12,7% al 16,2%) e che, forse, sfiduciata dal clima politico attuale, non crede possa bastare introdurre le preferenze per risanare la situazione.
(Fonte: 24° Rapporto Italia dell’Eurispes)




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