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Bambini stranieri nelle scuole: la direttiva del ministro Gelmini

Immagine Il Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, ha emanato l'8 gennaio 2010 una circolare recante: “Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non Italiana”. Di seguito i punti salienti della circolare.

Rilevato che la presenza nelle scuole di alunni di diversa provenienza sociale, culturale, etnica e con differenti capacità ed esperienze di apprendimento costituisce un dato strutturale in continuo aumento, un fenomeno complesso con aspetti problematici di non facile soluzione, che incidono negativamente sull’efficacia dei servizi scolastici e sugli esiti formativi, è affermata l’importanza di superare modelli e tecniche educative tradizionali e adottare metodologie, strumenti e contributi professionali adeguati alle nuove esigenze. Inclusione degli alunni con cittadinanza non italiana - Particolare attenzione va rivolta all’inclusione e all’integrazione degli alunni stranieri, al fine di predisporre condizioni paritarie che possano prevenire situazioni di disagio e di difficoltà derivanti dai nuovi contesti di vita e di studio e contribuire a creare l’indispensabile condivisione delle norme della convivenza e della partecipazione sociale.
Un’analisi attenta dell’intera questione mette in evidenza alcune criticità, che possono così essere riassunte:
- l’incidenza di dispersioni, abbandoni e ritardi, che caratterizza l’itinerario scolastico degli alunni provenienti da un contesto migratorio;
- la conoscenza della lingua italiana, talora assente o padroneggiata a livelli di competenza notevolmente differenti;
- il possesso della “nuova” lingua più come spontaneo registro utile alla “comunicazione” quotidiana che non come strumento per lo studio;
- la necessità di prevedere anche percorsi formativi differenziati, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado; - la presenza di culture diverse all’interno delle comunità straniere e il loro impatto con la cultura italiana.
Tali criticità non riguardano solo gli alunni stranieri, ma finiscono inevitabilmente col riverberarsi sul processo di apprendimento dell’intera classe in cui essi si trovano inseriti. Non va poi dimenticato che a influire sulla presenza più o meno significativa di minori stranieri in un determinato territorio contribuiscono le capacità attrattive delle scuole che in esso insistono, ma pure le disponibilità di alloggio e le offerte di lavoro in esso presenti. Il che fa immediatamente emergere il ruolo cruciale che le prassi degli accordi e delle alleanze territoriali possono svolgere per affrontare i problemi suddetti.
È innegabile che la conoscenza della lingua italiana rappresenta uno degli strumenti per costruire una armoniosa coesione sociale; mentre l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” offre a tutti gli studenti l’opportunità per conoscere e condividere le regole fondamentali della convivenza e i principi della legalità e della democrazia.
Distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra le scuole e formazione delle classi - A fronte delle criticità appena ricordate occorre dare risposte tempestive già nel breve periodo.
In preparazione dell’anno scolastico 2010-2011, sarà indispensabile considerare un’inclusione di alunni stranieri equilibrata ed efficace, in grado di favorire uno sviluppo positivo del processo di insegnamento/apprendimento sia per l’istituzione scolastica nel suo complesso, sia per i suoi singoli alunni e studenti.
In particolare, è necessario iniziare a programmare il flusso delle iscrizioni con azioni concertate e attivate territorialmente con l’Ente locale e la Prefettura, e gestite in modo strategico dagli Uffici Scolastici Regionali. Ciò richiede la definizione delle condizioni per assicurare a tutti opportunità di istruzione, fissando dei limiti massimi di presenza nelle singole classi di studenti stranieri con ridotta conoscenza della lingua italiana.
In particolare: 1. il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti; 2. il limite del 30% entra in vigore dall’anno scolastico 2010-2011 in modo graduale: è introdotto a partire dal primo anno della scuola dell’infanzia e dalle classi prime sia della scuola primaria, sia della scuola secondaria di I e di II grado; 3. il limite del 30% può essere innalzato, con determinazione del Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri già in possesso delle adeguate competenze linguistiche; 4. di contro, il limite del 30% può essere ridotto, sempre con determinazione del Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri per i quali risulti una padronanza della lingua italiana non sufficiente ad una compiuta partecipazione all’attività didattica.
La circolare stabilisce pertanto alcuni “Criteri organizzativi”.
a) Distribuzione degli alunni stranieri tra le scuole - La distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana ha come obiettivo quello di rendere più agevole il raggiungimento del loro successo formativo, nonché più compiute e fruttuose le dinamiche del processo di insegnamento/apprendimento nelle singole classi e nelle singole scuole. A tal fine occorrerà, tra l’altro: - definire l’offerta formativa sul territorio, per garantire di norma il rispetto del limite del 30%; - realizzare intese tra soggetti disponibili sul territorio per una gestione coordinata delle iscrizioni dei minori stranieri (vale a dire: fra l’Amministrazione scolastica, le Prefetture, le Province e i Comuni; fra le Scuole, gli Uffici scolastici territoriali e i Comuni); - prevedere all’interno dei “patti territoriali” la possibile revisione da parte delle istituzioni scolastiche dei loro attuali “bacini di utenza”; - responsabilizzare le scuole paritarie rispetto al problema dell’accoglienza e della distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana; - assumere al livello dell’istituzione scolastica i criteri definiti nelle conferenze territoriali di servizio e/o nelle intese tra reti di scuola per gestire in modo coordinato la quota eccedente il 30%; - attivare idonee azioni di indirizzo nei momenti di passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, da questa alla scuola secondaria di primo grado e da quest’ultima alla secondaria di secondo grado; - prevedere dispositivi comuni per il passaggio delle informazioni tra le diverse scuole; - finalizzare nelle aree a forte processo migratorio le risorse disponibili ai servizi complementari (per es., quelle per i mediatori culturali).
b) Accordi di rete tra le istituzioni scolastiche - Gli accordi di rete tra le scuole che insistono sullo stesso territorio devono essere costruiti sulla base di un’accurata analisi della presenza di alunni stranieri. In sede di accordo è quindi necessario che i dirigenti scolastici: - realizzino un bilancio delle capacità di intervento presenti; - creino le condizioni per la collaborazione tra docenti esperti e per la socializzazione delle esperienze; - finalizzino interventi di formazione in servizio degli insegnanti; - prevedano l’impiego in comune di risorse professionali e strumentali; - valorizzino le informazioni che il Sistema nazionale di valutazione e le diverse anagrafi mettono a disposizione.
c) Distribuzione degli alunni stranieri nelle singole classi – È da precisare innanzi tutto come l’introduzione del limite del 30% costituisca un criterio organizzativo relativo alla specifica composizione delle singole classi di una scuola, la cui definizione spetta al relativo Consiglio di istituto. In via ordinaria gli alunni stranieri soggetti all’obbligo di istruzione sono iscritti d’ufficio alla classe corrispondente all’età anagrafica. L’allievo straniero può tuttavia essere assegnato a una classe diversa sulla base di criteri definiti dai Collegi dei docenti tenendo conto della normativa vigente.
d) Competenze linguistiche degli alunni stranieri - Per assicurare agli studenti di nazionalità non italiana la possibilità di seguire un efficace processo di insegnamento/apprendimento, le scuole attivano dal prossimo anno 2010/2011 iniziative di alfabetizzazione linguistica, anche utilizzando le risorse che saranno messe a disposizione dalla legge 440/97 e con opportune scelte di priorità nella finalizzazione delle disponibilità finanziarie relative alle aree a forte processo migratorio.
La scuola potrà infine favorire, anche d’intesa con soggetti del privato sociale, situazioni di relazioni, di socializzazioni, di esperienze extracurricolari, dove gli alunni stranieri potranno sviluppare con coetanei la conoscenza e l’uso della lingua italiana.
La gestione del limite del 30% nei diversi contesti di applicazione - La messa in opera dei nuovi criteri relativi a una più omogenea distribuzione nell’ambito della popolazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana, richiede una gestione attenta, coordinata e puntuale, esente tuttavia da ogni rigidità burocratica.
In tal senso, è previsto, infine, che il Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale possa consentire motivate deroghe al limite fissato del 30% in presenza di: - alunni stranieri nati in Italia, che abbiano un’adeguata competenza della lingua italiana; - risorse professionali e strutture di supporto in grado di sostenere fattivamente il processo di apprendimento degli alunni stranieri; - consolidate esperienze attivate da singole istituzioni scolastiche che abbiano negli anni trascorsi ottenuto risultati positivi; - ragioni di continuità didattica di classi già composte nell’anno trascorso; - stati di necessità provocati dall’oggettiva assenza di soluzioni alternative.
Fonte: Istruzione, Università e Ricerca


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